Attesa e compimento
"Magari domani non c'è più". Diceva Elisabetta.
Anche Carmelo
lo pensava, ma senza paura, quasi attendendo questo momento.
Così come ha detto a Pierangelo e Patrizia qualche giorno prima
di morire: "Vi ho chiamato perché non pensavo di arrivare al
1994. Comunque se il Signore mi chiama io sono pronto. Siccome
attendo questo momento come il compimento della mia vita, se
venisse qua ora gli direi: "Sono pronto". Ma erano sentimenti
che aveva nel cuore anche dieci anni prima. Dice in un lettera
ad una sua cara amica: "Sto cercando di dirti che le altre volte
che ho rischiato di morire mi sono sentito impreparato e perciò
chiedevo a Dio di darmi ancora tempo, questa volta mi sembrava
tutto maturo".
E un anno prima aveva detto: "Sono in
dialisi da tre anni ed è una cosa piuttosto pesente, perché
comunque posso avere altri problemi che aumenteranno nel futuro,
come per il mio cuore: io so che il mio cuore... D'altra parte
mi aspetto sempre qualcosa di buono dalla vita che non è il
piccolo rapporto che posso avere con questo o con quell'altro:
non è questo che soddisferà realmente la mia attesa e il mio
desiderio. È qualcosa che riguarda il Padre eterno, il rapporto
con Lui e un futuro che certamente non cesserà e che si rivelerà
completamente un giorno. Io penso che la mia attesa e il
desiderio di felicità saranno colmati in questo senso".
Così quando il Signore gli è venuto incontro Carmelo lo stava
aspettando: era l'8 gennaio 1994.
"E sono persuaso che
Colui che ha iniziato in voi quest'opera buona la porterà a
compimento fino al giorno di Cristo Gesù". Le parole di san
paolo ai Filippesi sono diventate in Carmelo un fatto visibile,
udibile e toccabile.
La strada, il metodo che ha permesso
a Carmelo il compiersi di questa promessa è stata la sequela al
carisma di Comunione e Liberazione.
Il cammino del
Signore è semplice come quello di Giovanni e Andrea, di Simone e
Filippo, che hanno incominciato ad andare dietro a Cristo, per
curiosità e desiderio.
