La casa
"La nostra strana casa", ha definito Carmelo il condominio di via
Vittorio Emanuele 15, a Romano Banco, dove era andato ad abitare
nel 1980 con i genitori. È una casa della Cooperativa "San
Benedetto", costituitasi nel 1973, di cui Carmelo era tra i soci
fondatori: anzi, era uno di quelli che aveva spinto maggiormente
perché le persone della comunità che avevano il bisogno di una
casa si aiutassero costituendo una cooperativa e comprando il
terreno.
Dirà pochi mesi dopo essersi trasferito nella nuova
casa: "Per me è qualcosa di particolarmente importante essere
qui, per il semplice fatto che mi posso muovere con molta
facilità, nel senso che io entro nell'ascensore con la
carrozzina, non ho gradini da fare, per cui se un giorno voglio
uscire, posso uscire con chiunque".
"Carmelo si è sempre
interessato perché questo progetto andasse in porto" — riferisce
l'ing. Vincenzo Moretti, uno di quelli che si diede da fare
maggiormente per la costruzione della casa.
Come è nata l'architettura della casa(Roberto Rizzini)
Ho conosciuto Carmelo il giorno che mi sono recato a casa sua, in
via Marsala. Mentre io entravo Carmelo stava uscendo. Due
ragazzi lo sollevavano come una portantina, un ragazzo teneva
aperta la porta dell'ascensore. Carmelo per poter uscire (era
diretto all'oratorio) doveva essere accompagnato come un bambino
e non bastava una persona; era necessario un gruppo di amici. I
movimenti di Carmelo dipendevano da questi amici, da questa
compagnia. Ho cominciato così a riflettere su quale architettura
fesse necessaria per accogliere questa amicizia.
A quel tempo non cerano leggi né cultura che aiutassero ad
individuare le "barriere architettoniche", ma la sfida era
troppo importante: un gruppo di amici poteva superare gli
ostacoli fisici, ma un'amicizia che investisse il modo di
pensare l'architettura poteva produrre spazi più adeguati alla
vita, di Carmelo e di altri. Così è nata la casa, non una rampa
a lato della scala, non uno spazio per handicappati accanto allo
spazio per i normali, ma un modo di pensare lo spazio che
tenesse conto di tutti.
Che gioia quando un giorno sono andato a chiamarlo a casa sua e
sua madre mi dice: "non so dove sia andato!".
Ma quando ho incontrato per strada Carmelo che andava all'oratorio
per accompagnare una nipotina (in piedi sul poggiapiedi della
carrozzella) ho capito che si era compiuto un miracolo: in
questa compagnia, adesso, era lui che accompagnava, anche
fisicamente, gli altri.
