Gesù Cristo provoca alla decisione
Di qui diventa comprensibile che Egli agisca come un esplosivo
nelle relazioni umane naturali: «Non crediate ch’io sia
venuto a portare la pace sulla terra. Non sono venuto a
portare la pace, ma la spada. Poiché io sono venuto a
separare il figlio dal padre e la figlia dalla madre, e la
nuora dalla suocera — e i familiari dell’uomo saranno i suoi
nemici». Seguono le parole già citate: «Chi ama il padre o
la madre più di me, non e degno di me. E chi ama il figlio o
la Figlia più di me, non è degno di me. E chi non prende su
di sé la sua croce e mi segue, non è degno di me. Chi salva
la sua vita perderà, e chi perde la sua vita per causa mia,
la guadagnerà» (Mt 10, 34-39).
Gesu non è solamente il trasmettitore di un messaggio che
esige una decisione, ma personalmente ciò che provoca la
decisione — una decisione che è imposta a ciascuno, che
nessuna potenza umana è chiamata a controllare o è in grado
d’impedire, e così passa tutti gli sbarramenti terreni. È la
decisione in senso assoluto. Essa si presenta nella parola
or ora citata: «Chi non è con me è contro di me, e chi non
raccoglie con me, dissipa» (Mt 12, 30) — insieme con la sua
parola di replica, là dove i discepoli si indignano perché
un estraneo caccia i demoni nel nome di Gesù: «Non glielo
proibite,perché nessuno che fa miracoli nel mio nome, potrà
poi tanto facilmente sparlare di me. Poiché hi non è contro
di voi e con voi. Poiché chi vi dà un sorso d’acqua perché
voi appartenete a Cristo, io vi dico, non perderà la sua
mercede» (Mc 9, 39-41).
Nelle parole della storia dell’infanzia: «Questi è posto a
rovina ed a resurrezione di molti in Israele, e come un
segno di contraddizione» (Lc 2, 34), si esprime la
peculiarità di questa decisione la sua urgenza che provoca
al sì o al no quanto v’è di più vivo nell’ascoltare. Questo
porta all’importante concetto biblico dello scandalo.
«Qualche cosa mi scandalizza» significa innanzi tutto:
qualcosa diventa per me occasione d’un peccato, d’un pensare
che mette in pericolo la salvezza. «Se il tuo occhio destro
ti scandalizza, allora strappalo e gettalo lontano da te;
perché è meglio che una delle tue membra perisca, piuttosto
che tutto il tuo corpo venga gettato nell’inferno. E se la
ma mano destra ti scandalizza, tagliala e gettala lontana da
te; poiché è meglio che una delle tue membra perisca,
piuttosto che l’intero tuo corpo vada all’inferno» (Mt 5,
29-30). E ancora: «Guai al mondo a causa degli scandali! È
necessario che gli scandali vengano; ma guai all’uomo per
causa del quale essi vengono!». Prima però era stato detto:
«Chi scandalizza uno di questi piccoli, che credono in me,
per lui sarebbe meglio che gli fosse appesa al collo una
pietra da mulino e venisse sprofondato nel mare» (Mt 18, 6).
Così tutto può diventare motivo di scandalo: anzi il motivo
sta nella condizione dell’esistenza stessa, come lascia
capire quell’«è necessario» del passo citato di Matteo.
Ugualmente nella parabola del seminatore: l’ascoltare
superficiale «non ha alcuna radice in sé, ma è un figlio del
momento, e se vengono tribolazione e persecuzione a causa
della parola subito ne prende scandalo» (Mt 13, 21). Dopo
che Gesù ha parlato della passione a venire, Pietro vuole
distoglierlo da essa; allora Gesù da all’insensato dalla
buona intenzione la reprimenda: «Va’ indietro, Satana! Tu
sei per me uno scandalo! Tu pensi non ciò ch’è di Dio, ma
ciò che è dell’uomo» (Mt 16, 23).
Ciò che Pietro dice, fatto com’egli intendeva, avrebbe
fuorviato il Signore dalla direttiva della volontà del Padre
... La stessa parola (scandalo) viene ora riferita a Gesù, e
proprio da Lui stesso e nei momento della più solenne
dichiarazione. I messi del Battista sono venuti ed hanno
chiesto se «sia lui quello che ha da venire», Egli risponde:
«Andate e riferite a Giovanni ciò che avete udito e visto: i
ciechi vedono, gli storpi camminano, i lebbrosi sono mondati
e i sordi odono, i morti risorgono ed ai poveri vien
predicata la buona novella. E beato colui che non si
scandalizza per me» (Mt 11, 4-6). Qui si tocca qualcosa di
supremo, di ultimo. Gesù sa d’esser tale che gli uomini
possono prendere scandalo da lui. Non lo scandalo del quale
è detto: «Guai all’uomo per causa del quale esso viene» e
che sta sulla stessa linea di quel che rimprovera a Pietro
con le parole: «Va’ indietro, Satana! Tu sei per me uno
scandalo». E neppure quello scandalo pel quale l’«occhio» o
la «mano» possono diventare motivo di peccato. Piuttosto una
specie tutta particolare, ed evidentemente non facile da
evitare, se l’uomo che non vi soccombe è detto «beato». E
questa beatitudine è pronunciata proprio nel momento in cui
Gesù alla domanda dell’ultimo profeta, se Egli sia colui che
deve venite, risponde coll’allusione alla profezia
messianica.
Qui lo scandalo è una determinata presa di posizione nei nei
riguardi del valore salvifico che si presenta quando questo
si fa innanzi non in astratto, ma in forma concreta. Esso
non si manifesta in giudizi Come: «questo è vero» o «questo
è falso», ma in odio e persecuzione ... Cristo in persona è
il momento decisivo della salvezza. Non la sua dottrina, non
il suo esempio, neppure la potenza di Dio che opera
attraverso di Lui, ma Egli stesso semplicemente, la sua
persona. Questo fatto suscita vivo consenso, fede, prontezza
a seguire - ma anche la ribellione altrettanto appassionata
per l’inaudita pretesa, la protesta contro la «bestemmia».
La radice della protesta è proprio la circostanza che una
persona storica pretende d’avere un’importanza decisiva per
la salvezza. Il fenomeno appare particolarmente chiaro nella
relazione sul discorso di Gesù a Nazaret. Vi si dice: «Come
Egli venne nella sua città natale, Egli ammaestrava gli
abitanti nella sinagoga, in maniera che essi erano stupiti e
dicevano: Donde gli vengono questa sapienza e questi
miracoli? Non è questi il figlio del falegname? Non si
chiama forse Maria sua Madre, e i suoi fratelli Giacomo e
Giuseppe e Simone e Giuda? E le sue sorelle non sono tutte
presso di noi? Donde dunque ha avuto tutto questo? Ed essi
prendevano scandalo di Lui» (Mt 13, 54-56). Luca descrive il
parossismo suscitato da questo scandalo: «Allora tutti nella
sinagoga, quand’ebbero udito questo, furono i ripieni li
sdegno. Balzarono in piedi, lo trascinarono fuori della
città e lo condussero al ciglio del monte su cui era
costruita la loro città per buttarlo giù. Ma Egli passò in
mezzo a loro e se ne andò» (Lc 4, 28-30).
Il fenomeno dello scandalo è addirittura la controprova
critica di ciò che qui ci interessa. Una «dottrina» di
assoluta verità, una «indicazione» di decisiva importanza,
una «forza» che eleva ad una santa vita — tutto ciò per il
sentimento naturale è del tutto discutibile e provoca una
presa di posizione di consenso o di ripulsa. Ma è ben
diversamente attraente o «urtante» quando una figura storica
avanza di per sé la pretesa di possedere un’importanza
assoluta per la salvezza. Per il sentimento immediato questi
due «momenti» sono fuori di ogni proporzione. Per
riconoscere tale pretesa, l’ascoltatore deve rinunciare a se
stesso in un modo radicale, deve sacrificare l’autonomia
della propria volontà in un modo così sensibile come può
avvenire solo nella fede e nell’amore. Se questa rinuncia è
rifiutata, allora si desta un’avversione radicale; e questa
è in grado di giustificare la sua opposizione alla persona
concreta e alla sua pretesa con l’intenzione, in apparenza
molto elevata, che l’Eterno e l’Assoluto debba essere
preservato da ogni contaminazione con la realtà empirica
della storia.