Gesù Cristo provoca alla decisione

(Estratto da: Romano Guardini, L'Essenza del Cristianesimo, Morcelliana) •  Indice •   • 

Di qui diventa comprensibile che Egli agisca come un esplosivo nelle relazioni umane naturali: «Non crediate ch’io sia venuto a portare la pace sulla terra. Non sono venuto a portare la pace, ma la spada. Poiché io sono venuto a separare il figlio dal padre e la figlia dalla madre, e la nuora dalla suocera — e i familiari dell’uomo saranno i suoi nemici». Seguono le parole già citate: «Chi ama il padre o la madre più di me, non e degno di me. E chi ama il figlio o la Figlia più di me, non è degno di me. E chi non prende su di sé la sua croce e mi segue, non è degno di me. Chi salva la sua vita perderà, e chi perde la sua vita per causa mia, la guadagnerà» (Mt 10, 34-39).

Gesu non è solamente il trasmettitore di un messaggio che esige una decisione, ma personalmente ciò che provoca la decisione — una decisione che è imposta a ciascuno, che nessuna potenza umana è chiamata a controllare o è in grado d’impedire, e così passa tutti gli sbarramenti terreni. È la decisione in senso assoluto. Essa si presenta nella parola or ora citata: «Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me, dissipa» (Mt 12, 30) — insieme con la sua parola di replica, là dove i discepoli si indignano perché un estraneo caccia i demoni nel nome di Gesù: «Non glielo proibite,perché nessuno che fa miracoli nel mio nome, potrà poi tanto facilmente sparlare di me. Poiché hi non è contro di voi e con voi. Poiché chi vi dà un sorso d’acqua perché voi appartenete a Cristo, io vi dico, non perderà la sua mercede» (Mc 9, 39-41).

Nelle parole della storia dell’infanzia: «Questi è posto a rovina ed a resurrezione di molti in Israele, e come un segno di contraddizione» (Lc 2, 34), si esprime la peculiarità di questa decisione la sua urgenza che provoca al sì o al no quanto v’è di più vivo nell’ascoltare. Questo porta all’importante concetto biblico dello scandalo. «Qualche cosa mi scandalizza» significa innanzi tutto: qualcosa diventa per me occasione d’un peccato, d’un pensare che mette in pericolo la salvezza. «Se il tuo occhio destro ti scandalizza, allora strappalo e gettalo lontano da te; perché è meglio che una delle tue membra perisca, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nell’inferno. E se la ma mano destra ti scandalizza, tagliala e gettala lontana da te; poiché è meglio che una delle tue membra perisca, piuttosto che l’intero tuo corpo vada all’inferno» (Mt 5, 29-30). E ancora: «Guai al mondo a causa degli scandali! È necessario che gli scandali vengano; ma guai all’uomo per causa del quale essi vengono!». Prima però era stato detto: «Chi scandalizza uno di questi piccoli, che credono in me, per lui sarebbe meglio che gli fosse appesa al collo una pietra da mulino e venisse sprofondato nel mare» (Mt 18, 6).

Così tutto può diventare motivo di scandalo: anzi il motivo sta nella condizione dell’esistenza stessa, come lascia capire quell’«è necessario» del passo citato di Matteo. Ugualmente nella parabola del seminatore: l’ascoltare superficiale «non ha alcuna radice in sé, ma è un figlio del momento, e se vengono tribolazione e persecuzione a causa della parola subito ne prende scandalo» (Mt 13, 21). Dopo che Gesù ha parlato della passione a venire, Pietro vuole distoglierlo da essa; allora Gesù da all’insensato dalla buona intenzione la reprimenda: «Va’ indietro, Satana! Tu sei per me uno scandalo! Tu pensi non ciò ch’è di Dio, ma ciò che è dell’uomo» (Mt 16, 23).

Ciò che Pietro dice, fatto com’egli intendeva, avrebbe fuorviato il Signore dalla direttiva della volontà del Padre ... La stessa parola (scandalo) viene ora riferita a Gesù, e proprio da Lui stesso e nei momento della più solenne dichiarazione. I messi del Battista sono venuti ed hanno chiesto se «sia lui quello che ha da venire», Egli risponde: «Andate e riferite a Giovanni ciò che avete udito e visto: i ciechi vedono, gli storpi camminano, i lebbrosi sono mondati e i sordi odono, i morti risorgono ed ai poveri vien predicata la buona novella. E beato colui che non si scandalizza per me» (Mt 11, 4-6). Qui si tocca qualcosa di supremo, di ultimo. Gesù sa d’esser tale che gli uomini possono prendere scandalo da lui. Non lo scandalo del quale è detto: «Guai all’uomo per causa del quale esso viene» e che sta sulla stessa linea di quel che rimprovera a Pietro con le parole: «Va’ indietro, Satana! Tu sei per me uno scandalo». E neppure quello scandalo pel quale l’«occhio» o la «mano» possono diventare motivo di peccato. Piuttosto una specie tutta particolare, ed evidentemente non facile da evitare, se l’uomo che non vi soccombe è detto «beato». E questa beatitudine è pronunciata proprio nel momento in cui Gesù alla domanda dell’ultimo profeta, se Egli sia colui che deve venite, risponde coll’allusione alla profezia messianica.

Qui lo scandalo è una determinata presa di posizione nei nei riguardi del valore salvifico che si presenta quando questo si fa innanzi non in astratto, ma in forma concreta. Esso non si manifesta in giudizi Come: «questo è vero» o «questo è falso», ma in odio e persecuzione ... Cristo in persona è il momento decisivo della salvezza. Non la sua dottrina, non il suo esempio, neppure la potenza di Dio che opera attraverso di Lui, ma Egli stesso semplicemente, la sua persona. Questo fatto suscita vivo consenso, fede, prontezza a seguire - ma anche la ribellione altrettanto appassionata per l’inaudita pretesa, la protesta contro la «bestemmia».

La radice della protesta è proprio la circostanza che una persona storica pretende d’avere un’importanza decisiva per la salvezza. Il fenomeno appare particolarmente chiaro nella relazione sul discorso di Gesù a Nazaret. Vi si dice: «Come Egli venne nella sua città natale, Egli ammaestrava gli abitanti nella sinagoga, in maniera che essi erano stupiti e dicevano: Donde gli vengono questa sapienza e questi miracoli? Non è questi il figlio del falegname? Non si chiama forse Maria sua Madre, e i suoi fratelli Giacomo e Giuseppe e Simone e Giuda? E le sue sorelle non sono tutte presso di noi? Donde dunque ha avuto tutto questo? Ed essi prendevano scandalo di Lui» (Mt 13, 54-56). Luca descrive il parossismo suscitato da questo scandalo: «Allora tutti nella sinagoga, quand’ebbero udito questo, furono i ripieni li sdegno. Balzarono in piedi, lo trascinarono fuori della città e lo condussero al ciglio del monte su cui era costruita la loro città per buttarlo giù. Ma Egli passò in mezzo a loro e se ne andò» (Lc 4, 28-30).

Il fenomeno dello scandalo è addirittura la controprova critica di ciò che qui ci interessa. Una «dottrina» di assoluta verità, una «indicazione» di decisiva importanza, una «forza» che eleva ad una santa vita — tutto ciò per il sentimento naturale è del tutto discutibile e provoca una presa di posizione di consenso o di ripulsa. Ma è ben diversamente attraente o «urtante» quando una figura storica avanza di per sé la pretesa di possedere un’importanza assoluta per la salvezza. Per il sentimento immediato questi due «momenti» sono fuori di ogni proporzione. Per riconoscere tale pretesa, l’ascoltatore deve rinunciare a se stesso in un modo radicale, deve sacrificare l’autonomia della propria volontà in un modo così sensibile come può avvenire solo nella fede e nell’amore. Se questa rinuncia è rifiutata, allora si desta un’avversione radicale; e questa è in grado di giustificare la sua opposizione alla persona concreta e alla sua pretesa con l’intenzione, in apparenza molto elevata, che l’Eterno e l’Assoluto debba essere preservato da ogni contaminazione con la realtà empirica della storia.

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