La ragione nell'atto di fede
A questo punto può essere utile indicare rapidamente quale
sia l’apporto della ragione nella vita di fede del credente,
alla luce di quanto è apparso alla nostra riflessione.
1. La ragione è un principio conoscitivo che possiede una
sua intrinseca validità indipendentemente dalle condizioni
esistenziali del soggetto: ha proprie leggi, universali ed
eterne, cui nessuno può derogare; è in grado di raggiungere
(come suo oggetto più alto) l’essere come tale in tutte le
sue implicazioni. Nessuno può legittimamente supporre che
per credere gli venga richiesto la rinuncia a ragionare
correttamente.
2. La ragione entra come elemento costitutivo indispensabile
nell’atto di fede e resta come elemento costitutivo
indispensabile dello sviluppo omogeneo dell’atto di fede,
che è il pensiero teologico. L’atto di fede ha dunque tra
le sue immancabili connotazioni quello di essere
intrinsecamente razionale.
3. Poiché di fatto l’uomo è stato pensato e voluto in Cristo
redentore e poiché di fatto tutte le cose esistono entro il
disegno di redenzione, la ragione umana vive e opera in un
mondo dove il Verbo di Dio, «luce vera», di fatto «illumina
ogni uomo», anche se non ogni uomo accoglie questa luce (cf
Gv 1,9), e le realtà sono in uno stato, per così dire,
«inferiore alloro essere» perché hanno rifiutato il
riscatto, o in uno stato «superiore alloro essere» perché
hanno accolto il rinnovamento dello Spirito.
4. Se la ragione positivamente si chiude alla luce del
Verbo, si autoriduce in una condizione di insufficienza e di
inadeguatezza rispetto alla realtà di fatto esistente e,
contraddicendo la sua natura profonda, diventa «tenebra».
«Sragionarono coi loro ragionamenti e si è ottenebrata la
loro mente» (Rm
1,21), scrive lapidariamente san Paolo dei grandi
ragionatori dell’ antichità, che si sono sottratti all’
adorazione del vero Dio.
5. Perciò la ragione è, obiettivamente e secondo intrinseca
coerenza, chiamata a decidersi tra l’oltrepassarsi nella
luce più alta della fede (dove continuerà a vivere e a
irrobustirsi) e il contraddire la sua natura di esauriente
principio conoscitivo del reale.
6. Non c’è dunque mai obiettivo contrasto tra fede e
ragione. C’è invece fondamentale affinità, perché né la fede
può essere senza la ragione né la ragione può svilupparsi
fino a diventare conoscenza adeguata della presente realtà
senza aprirsi alla luce della divina Rivelazione e
all’interiore illuminazione della grazia.
7. Il solo contrasto possibile è della ragione con se
stessa, quando, per non volersi oltrepassare, è spinta sulla
strada dell’ autodistruzione.