1 luglio 1989 Ordinazione Sacerdotale
Omelia di Mons. Benigno Luigi Papa, in occasione dell'Ordinazione Sacerdotale
mia e di Don Michelangelo Boregese. Cattedrale di Oppido Mamertina 1 luglio 1989
Natale e Michelangelo carissimi, la Parola di Dio che abbiamo
ascoltato ci aiuta a capire l'identità del ministero al quale siete
per essere ordinati.
Voi stessi avete scelto i Testi Sacri da proclamare nell'assemblea
liturgica e siete pertanto consapevoli della natura del ministero
sacerdotale e, vi accingete a ricevere l'imposizione delle mie mani
con una chiara consapevolezza di fede maturata in un processo di
formazione seria, di cui ha poco fa parlato il vostro rettore, che
ringrazio, insieme a tutti i professori del Seminario Regionale di
Catanzaro, per l'opera che hanno prestato a vostro vantaggio.
Volendo sintetizzare in poche espressioni, la ricchezza del
messaggio contenuto nella Parola proclamata, direi che con
l'Ordinazione Presbiterale siete chiamati ad essere uomini di Dio
servitori degli uomini.
Siete chiamati ad essere uomini di Dio per diversi motivi:
perché diventate, a rinnovato titolo, proprietà di Dio;
perché annuncerete Dio e tutto ciò che Egli vi comanderà di dire;
perché eserciterete il ministero pastorale là dove Egli vi manda.
Questa caratteristica di uomini di Dio emerge, con molta chiarezza,
dalla narrazione della vocazione di Geremia che abbiamo ascoltato
quale prima lettura di questa santa messa. Geremia parla di una
conoscenza di Dio, di una consacrazione fatta da Dio, di un
ministero profetico stabilito da Dio "sin dal seno di sua madre".
Tutto questo applicato a voi, così come la liturgia comanda, ci
ricorda che la vostra vita è stata segnata da una particolare
presenza di Dio che altri battezzati non hanno sperimentato. E'
stata una presenza forte, che ha messo in crisi le vostre
convinzioni ed ha messo in crisi anche quei legittimi progetti di
vita che avevate, quando esercitavate il vostro lavoro. Avete
compreso, ad un certo momento della vostra vita, che quella non era
la vostra strada, non perché non l'aveste scelta voi ma perché avete
sperimentato che occorreva aderire ad una scelta non fatta da voi ma
fatta da Dio. Così avete dato inizio ad un itinerario di formazione
che vi ha condotto a questo appuntamento. Siete proprietà di Dio,
siete uomini di Dio, perché d'ora in avanti parlerete in Suo nome
con un’autorità che non ha riscontro nelle altre autorità umane, con
un’autorità che ha fondamento non nella vostra preparazione
spirituale e neppure nella vostra preparazione culturale, ma che ha
radice e fondamento in quella misericordia di Dio che ha voluto
investirvi di un ministero che è partecipazione del ministero al
Figlio stesso di Dio, nostro Signore Gesù.
Diventerete, a particolare titolo, uomini di Dio perché siete
chiamati a parlare di Lui, a dire, come ci ricordava il profeta
Geremia, ciò che Egli vi comanda, ciò che egli farà ascoltare nel
più profondo del vostro cuore, ciò che Egli vi farà dono. Parlare di
Dio costituisce un fatto di cui abbiamo tanto bisogno. Essere
profeti di Dio in un mondo come il nostro è il compito più
importante di cui abbiamo tutti una grande necessità.
Siete infine chiamati ad essere uomini di Dio perché lavorerete,
eserciterete il vostro ministero pastorale, non dove voi volete
esercitarlo, ma dove Dio vi manderà, proprio come ci ricordava il
profeta Geremia: "Va e annunzierai ciò che io ti ordinerò. Va dove
io ti manderò".
Mi rendo conto che un ministero sacerdotale così inteso può
generare vertigini, può suscitare sbigottimento, può provocare
panico, paura. Anche voi potreste essere tentati di reagire come il
profeta Geremia: siamo giovani, non ci mandare, come fare per
parlare di Dio, per parlare agli uomini nel nome di Dio? Ma vi è di
conforto la risposta che il Signore diede a Geremia: "Non dite siamo
giovani perché io sarò con voi per proteggervi".
Dovete aver presente, sin dall'inizio del vostro ministero, che
Dio, nel cui nome dovete parlare, che Dio che voi annunciate, è quel
Dio che è vostro alleato, che s’impegna ad essere sempre a voi
vicino, che s’impegna con un atto d'amore a proteggervi nei momenti
di difficoltà, a sostenervi, ad illuminarvi, a confortarvi. Proprio
nella fiducia di avere Dio come alleato voi potete con serenità di
spirito, con tranquillità, affrontare tutte le difficoltà che sono
presenti in un ministero così esigente e così difficile come quello
del ministero sacerdotale.
Uomini di Dio ma anche servi degli uomini, ce lo ricordava san
Paolo: "Siamo vostri servitori per amore di Gesù". Qualunque cosa
voi siete un domani chiamati a fare: celebrare i misteri santi di
Dio, annunciare la sua parola, educare alla fede, aiutare i fedeli a
comprendere le esigenze della fede, vivere ed invitare i fedeli a
vivere il vangelo in tutta la sua interezza, proclamare le
beatitudini evangeliche e dare testimonianza nella vita di esse,
invitare i fedeli a praticare la solidarietà, invitare i fedeli a
non sentirsi credenti in senso individualistico ma a sentirsi sempre
più comunità cristiana e porre tutti gli strumenti necessari perché
le nostre comunità diventino sempre più comunità adulte nella fede,
tutto quello che siete chiamati a fare e che voi conoscete benissimo
dovete farlo quale servi degli uomini sull'esempio di Gesù che non a
caso ha istituito il ministero sacerdotale nel contesto della Cena,
in un momento in cui sperimentava in anteprima le difficoltà della
sua passione.
Siete chiamati, qualunque cosa farete, a non sovrapporvi mai agli
uomini, a non manipolarli, ma ad aiutarli perché scoprano quanto è
grande seguire il Signore, quanto è grande e liberante accogliere la
sua parola, aiutarli perché scoprano quale dignità di vita è
racchiusa nella fedeltà al Vangelo. E' un servizio che voi dovete
condurre avendo come modello Gesù Cristo nostro Signore al cui
ministero voi parteciperete, proprio in quanto uomini di Dio e servi
degli uomini voi siete delle persone molto care a Gesù. Non
dimenticate il brano evangelico appena letto dal quale risulta che
Gesù ha pregato per voi, si è fatto carico della vostra esistenza e
dei vostri problemi già nel corso del suo ministero storico, e prega
anche oggi per voi, prega anche ora che come risorto, esaltato al
cielo siede alla destra del Padre e intercede continuamente in
nostro favore.
Credo che sia consolante sapere che siete nel cuore di Gesù a tal
punto che egli è attivo nei vostri confronti e non cessa di pregare
per voi, perché voi pur rimanendo nel mondo possiate non confondervi
col mondo, perchè voi pur vivendo il vostro ministero nelle vicende
di una vita così complessa come la vostra possiate essere sempre
testimoni di Dio, possiate essere sempre testimoni della vita eterna
che già sperimentate sulla terra, possiate vivere in questo mondo
senza lasciarvi inquinare dallo spirito del mondo. Egli prega per
voi perché voi siate consacrati alla verità, perché voi possiate
anzitutto trovare santità attraverso la Parola, perché voi possiate
raggiungere la vostra piena assimilazione a Cristo, sommo ed eterno
sacerdote, attraverso la meditazione, la condivisione, la messa in
pratica della parola della verità. Egli prega per voi perché voi
diventiate servi della Parola, annunciatori della Sua parola,
instancabili missionari, instancabili apostoli, in una comunità come
la nostra che ha sempre tanto bisogno dell'annuncio del Vangelo.
Ma oltre ad essere cari a Gesù, io mi permetto di dire che siete
anche cari alla Chiesa, a tutta la Chiesa, in tutte le sue
espressioni e in tutte le sue componenti. Siete cari anzitutto a
quella chiesa che è presente all'interno delle famiglie in cui siete
nati e da cui avete ricevuto non soltanto l’educazione umana, ma da
cui avete ricevuto anche i primi rudimenti della fede cristiana.
Siete cari a quella chiesa domestica che si vive all'interno della
famiglia. Siete cari agli altri presbiteri, che numerosi sono oggi
presenti a questo evento decisivo della vostra vita, perché essi
sanno che c'è bisogno nel presbiterio di sangue giovane, c'è bisogno
di entusiasmo rinnovato, c'è bisogno di energie fresche per
continuare ad annunciare il vangelo di Dio. Siete cari al popolo
cristiano, sia a quel popolo di Dio che con assiduità pratica la
vita sacramentale, sia a quel popolo di Dio che pur essendo
battezzato vive forse in modo soltanto marginale la propria
esperienza cristiana. Il popolo di Dio vi vuole bene. I battezzati,
i credenti, amano i sacerdoti e guardano con fiducia ad essi perché
sanno che si tratta di persone guida di cui la comunità degli uomini
ha bisogno perché non si smarrisca tra il disorientamento generale.
Il popolo di Dio vi ama, vi apprezza e anche se non riesce a
comprendere tutte le sfumature teologiche di un ministero
sacerdotale tuttavia sa che c'è bisogno di preti. Il popolo sa che
c'è bisogno di santi preti, di bravi preti. Perciò oggi gioisce ed è
accorso qui per assistere a questo evento che interessa loro ma
interessa indirettamente tutta la comunità cristiana. Siete cari a
Gesù ma siete cari anche alla Chiesa. Permettetemi di dire che siete
cari anche a me che vi ho seguito e sostenuto in modo morale. Siete
cari a me che considero voi, come considero tutti i sacerdoti, come
il bene più prezioso che la Chiesa possegga. Siete cari a me perché
considero voi e tutti i sacerdoti come la pupilla dei miei occhi,
come la realtà più preziosa che va custodita perché la Chiesa possa
essere sempre se stessa e possa sviluppare sino in fondo la sua
missione. E allora con la certezza di avere Dio quale vostro
alleato, con la certezza che siete persone care a Gesù, care a tutta
la Chiesa voi raccogliete le vostre forze, raccogliete le vostre
energie e senza timore alcuno dite un si generoso al Signore. Un si
che se è punto di arrivo di un cammino già fatto possa essere punto
di partenza di un rinnovato itinerario di fede, di un rinnovato
impegno a servizio degli altri.
Avete molto ricevuto da Dio, dovete dare molto a Dio. I talenti di
natura e di grazia ci sono offerti dal Signore perché essi possono
essere messi a frutto per il bene di tutta la comunità. Dite un si
generoso al Signore di fronte a me all'interno di tutta la comunità,
perché sostenuti dalla preghiera di tutti i fedeli, incoraggiati
dall'amicizia di tanti sacerdoti e soprattutto sostenuti
dall'onnipotenza della misericordia di Dio voi potete con fiducia
iniziare il difficile ma esaltante compito, esaltante ministero di
essere gli annunciatori di Dio per il bene degli uomini.